Il mondo a portata di mano
sociale

Il tempo gentile dell'attesa

mercoledì 2 aprile 2025
di Angelo Palmieri

Ci sono risvegli che hanno la grazia di un sussurro. Oggi è uno di quei mattini. Si celebra la Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo, ma nelle case di centocinquanta famiglie italiane, quelle che accolgono bambini tra i sei e i quattordici anni con disturbi dello spettro autistico, ogni giorno è un esercizio vivo di consapevolezza. Ogni alba è una chiamata alla pazienza, all'ascolto, alla ricerca ostinata di una voce che vuole essere compresa prima ancora che possa essere tradotta. Eppure, mentre le famiglie affinano ogni giorno la grammatica dell'amore, l'istituzione scolastica sembra parlare un'altra lingua. Il nodo più doloroso non è tanto il numero di insegnanti di sostegno, ma la qualità della loro formazione.

Troppi, ancora oggi, arrivano in aula senza aver mai attraversato davvero il mondo che li aspetta dall'altra parte del banco. Così quello spazio scolastico che dovrebbe essere fioritura e orizzonte, si fa spesso contenitore muto, parcheggio dell’anima, sosta obbligata di corpi che chiedono invece di danzare, di comunicare, di essere ascoltati. Sono 336.000 i bambini con certificazione di disabilità. Quasi 300.000 quelli con disabilità intellettiva. Numeri che non dovrebbero ridursi a un'invocazione spenta, ma diventare l’inizio di una presa di coscienza viva. Perché la scuola, se non si fa soglia d’incontro e specchio di riconoscimento, rinnega la linfa che le dà senso.

Le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità giacciono troppo spesso disattese. I genitori parlano di continuità didattica come di un miraggio: non si costruisce una complicità gentile se ogni anno si cambia volto, se ogni legame deve ripartire da zero, se il tempo della relazione viene reciso prima ancora che abbia messo radici. E intanto, fuori dall’aula, anche i pomeriggi chiedono coerenza. Perché l'accompagnamento scolastico ha senso solo se trova un'eco nei centri riabilitativi, pubblici o privati, in cui i ragazzi possano sentirsi ancora una volta accolti e non solo gestiti. Un'alleanza educativa vera passa per questa armonia tra mattino e sera, tra aula e laboratorio, tra teoria e umanità. Non bastano più gli annunci.

Il governo è atteso con quella trepidazione che conoscono bene solo le madri e i padri che ogni giorno chiedono al presente di non essere una sentenza, ma un argine contro il disincanto. Servono percorsi formativi seri, selezioni attente, dedizione autentica. Servono scelte politiche che non si esauriscano nella retorica delle giornate celebrative. E a livello locale? Qualcosa si muove, forse. Si intravedono germogli nel lavoro discreto di alcuni centri, in progetti che si affacciano con timidezza e con determinazione. Ed è da questi luoghi che può nascere una speranza nuova. Non un miracolo, ma un cammino. Perché ogni bambino, anche il più silenzioso, è una parola che cerca il suo canto. E ogni adulto che sa accoglierlo è un tempo gentile che restituisce senso all’attesa.

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