Dopo Orvieto, Filippo Caccamo fa tappa a Perugia: "I miei personaggi? Nascono da tanta osservazione della realtà"

"Tante persone non rincorrono la propria idea di felicità, ma quella di un’idea pre-impostata. Io non conosco altra vita se non questa: girare, incontrare gente e sorprendermi della bellezza di cità come Orvieto che non conoscevo e che ha lasciato meravigliati anche i miei tecnici". Si racconta così Filippo Caccamo, pochi minuti prima di andare in scena al Teatro Mancinelli di Orvieto con lo spettacolo "Le Filippiche. Atto Finale" che sabato 5 aprile alle 21 approderà anche sul palco dell'Auditorium San Francesco al Prato di Perugia nell'ambito della Stagione Sanfra, promossa da Mea Concerti in collaborazione con il Comune.
Attraverso brillanti monologhi e dialoghi incalzanti, ancora una volta creerà quell'affresco comico del tutto innovativo che ammicca alle dinamiche del mondo dell’insegnamento, dove nasce la sua prima ispirazione, ma poi si allarga ben oltre il contesto scolastico, abbracciando la vita di tutti i giorni. Con sguardo acuto e sensibile, affronterà temi universali come l’amore, l’amicizia, le relazioni familiari, le gioie e i problemi quotidiani. Utilizzando la sua abilità nel maneggiare le parole e il suo talento musicale, da vero showman interagirà con il pubblico e trasformerà queste situazioni comuni in momenti di riflessione, risate, emozioni. Un fiume in piena.
Prima di fare l'artista hai avuto una vita precedente?
Sì, nasco come sex simbol. Perché sorridi?
Mi chiedevo da che età e quanti calendari avessi fatto (rido, ndr)…
Quali calendari (ridiamo insieme, ndr)? In realtà nasco attore e, a causa del Covid e con i teatri chiusi, vado a insegnare per vivere. E quello che doveva essere un breve passaggio sono stati tre anni duri e intensi della mia vita, dove i sei mesi di Mad sono diventati tre anni di lavoro. Da li ho preso gli spunti per i miei video.
Come nascono i tuoi personaggi?
Nascono da tanta osservazione della realtà. Quando sono entrato il mio primo giorno in sala insegnanti ho pensato o io questa cosa la racconto o muoio. Veramente: uno più personaggio dell’altro! Tanta osservazione perché alla fine, come diceva Michelangelo, l’opera era già nel blocco di marmo ed andava solo tolto il superfluo. Io per come racconto la vita, come si vede nello spettacolo, tolgo solo il superfluo.
Quindi Carla e Gianmaria esistono?
Certo, Carla è una docente di matematica in pensione. Gianmaria, ahimè, esiste. Esistono tutti purtroppo.
In scena con te, oltre ai personaggi, anche sentimenti importanti della vita quotidiana come l'amore e l'amicizia. Se dovessi consigliare ai tuoi studenti di investire di più su uno di questi due, cosa consiglieresti?
Io direi di investire di più sull'amicizia. Ieri mi è successo una cosa bellissima: ho ricevuto un messaggio da una mia ex studentessa che mi scrive che mille anni fa le avevo detto che la “Felicità consiste nel trovare il proprio demone interiore”. E’ una frase di Galimberti, è evidente. E lei, dopo anni e anni, mi ha scritto che lei ci sta riuscendo e non c’è giorno che non ci pensi… Ed erano anni che non la sentivo. Mi ha fatto incredibilmente piacere. Mi sto rendendo conto che l’amore non ha tanto bisogno ed è come la bellezza, mentre l’amicizia è una cosa veramente da coltivare. E’ una cosa che ho visto negli anni. Soprattutto se si fa una vita come questa, tanto diversa dal 99 per cento dei miei amici. Mi pulisce molto, è una cosa che mi rende ancora non umano, ma Filippo. Non quello dei video. Mi permette di togliere tante maschere.
Quindi per Filippo cos'è l’amore?
È il bello. Sono laureato in Storia dell'Arte e quindi non posso che non associarlo al bello. Il problema è che il bello non è necessario, quindi puoi vivere anche in una casa sgangherata con la lampada da due euro ma non perché non puoi permettertelo ma per scelta. Scegli il modello A: vuoi vivere nel modello base. Nella scelta del bello, in tutte le sue forme, è l’amore.
Progetti futuri?
Dormire. Sarebbe bellissimo. Tre giorni. Cioè non tanto (ridiamo di nuovo, ndr). A novembre debutto con il nuovo spettacolo, lascio “Filippiche” dopo due anni di vero e intenso amore. E questa estate mi piacerebbe fare qualcosa di cinema, televisivo. Adesso sul Nove Comedy Match, insieme a Katia (Follesa, ndr) e tanti amici… Questo è il primissimo progetto futuro e poi vedremo…
Preferisci fare televisione o teatro?
Teatro. Stiamo lavorando sul prossimo tour e ho tolto se non per dieci tappe obbligatorie i posti grossi. Io mi sento molto vicino a Drusilla come visione del teatro, preferisco posti così (ed indica il teatro di Orvieto che lo incornicia nell’intervista, ndr). Quindi l’arena di 2 mila posti non mi soddisfa, non mi dà nulla. Lo faccio perché quando vai a Milano è complesso; Brescia, Torino, Padova. Preferisco 100 date qui che 30 in un palazzetto. Sempre per la ricerca del bello che dicevo prima. Conegliano Veneto è uno dei teatri più belli in assoluto, il Teatro Accademia. E poi Orvieto, ovviamente, lo Storchi di Modena, il Sociale di Mantova, il Ponchielli di Cremona,... La provincia ha veramente tante belle cose!
È per il contatto con le persone?
Certamente. Se perdi il contatto con la realtà, poi cosa racconti?

Nota della Redazione: Orvietonews, giornale online registrato presso il Tribunale di Orvieto (TR) nr. 94 del 14/12/2000, non è una bacheca pubblica. Pur mantenendo fede alla disponibilità e allo spirito di servizio che ci ha sempre contraddistinto risultando di gran lunga l’organo di informazione più seguito e letto del nostro territorio, la pubblicazione di comunicati politici, note stampa e altri contributi inviati alla redazione avviene a discrezione della direzione, che si riserva il diritto di selezionare e modificare i contenuti in base a criteri giornalistici e di rilevanza per i lettori.