Caso Swap, la Corte dei Conti dichiara l'improcedibilità. Vicenda conclusa dopo 15 anni

Dopo quasi quindici anni - l'inizio del procedimento risale a luglio 2010 - si è concluso con un lieto fine il processo swap che ha preoccupato per molto tempo ex dirigenti ed ex amministratori della Città di Orvieto. Con una sentenza – è proprio il caso di dire – "storica", la parola fine l'ha scritta la Sezione Giurisdizionale per l’Umbria della Corte dei Conti. Sono state diciotto in tutto le persone coinvolte nell'indagine contabile per il presunto danno erariale alle casse del Comune con la sottoscrizione dei contratti derivati. Tra queste, gli ex sindaci di Orvieto, Stefano Mocio e Stefano Cimicchi, con gran parte delle giunte al seguito. E ancora l’ex ragioniere capo Agostino Cannas, il dirigente Alvaro Rosati che sostituì quest’ultimo al settore Finanze e l’ex direttore generale Ezio Lopez, diversamente coinvolti in base alle responsabilità.
Gli accertamenti della magistratura contabile erano partiti da una delibera del Comune di Orvieto del 2001 con cui, all’epoca, l'Amministrazione Comunale aveva pensato di assicurare il tasso d'interesse del debito da variabile e fisso. In breve, l’inchiesta aveva finito per interessare anche altri nove comuni in tutta la provincia ovvero Terni, Narni, Stroncone, Guardea, Alviano, Polino, Avigliano Umbro, Lugnano in Teverina e, nell’Orvietano, Baschi.
Anche in questo caso amministratori e tecnici che negli anni, avevano votato o messo la propria firma sulle delibere di giunta in materia di derivanti. Tutti coinvolti, o quasi, ma in percentuale differente a seconda delle responsabilità che la Procura regionale della Corte dei Conti imputava, in primo luogo, ai dirigenti con una richiesta di condanna al risarcimento del danno, complessivamente stimato in 2.649.899,72 euro, derivante da "costi impliciti presenti" alla data di sottoscrizione, estinzione e successive rinegoziazioni di quindici contratti di finanza derivata stipulati dal Comune di Orvieto con Banca Nazionale del Lavoro Spa dal 2001 al 2006 e di cinque contratti stipulati con la Royal Bank of Scotland.
La sentenza tiene conto anche dell’intervenuta sospensione prima della scadenza dei contratti che ha impedito di fare una compiuta verifica, a saldo, dei costi effettivamente, e non solo potenzialmente, sostenuti. Il danno, infatti, è venuto a coincidere con le somme effettivamente pagate in termini di flussi negativi, al netto di quanto corrisposto dalla banca al Comune. Nel dichiarare la nullità dei contratti, il giudice civile ha condannato la banca alla restituzione di tutte le somme corrisposte, quantificate in 514.687,73 euro complessivi, rappresentanti l’entità dei flussi negativi corrisposti dal Comune a BNL.
"Esprimo soddisfazione – afferma l'avvocato Nicola Pepe (nella foto) – per il buon esito di questo giudizio, che molto ha impegnato la difesa sia per la complessità e la specificità della materia trattata sia per il lungo lasso temporale in cui si è svolto; sono stati quasi quindici anni in cui si sono susseguiteazioni incidentali su profili di grande rilievo, che la Procura regionale umbra ha coltivato ed intrapreso sino a ricorrere alle Sezioni Riunite, il massimo Organismo Giurisdizionale della Corte.
Il ricorso ai derivati, gli swap, da parte degli enti locali è insorta nel dicembre 2001 quando illegislatore decise che in questo modo si potesse compensare il mancato trasferimento dei fondi centrali agli enti locali, credo fermamente che l’unico modo per ovviare al federalismo fiscale inespresso sia attuare la nostra Costituzione. Anche oggi, la situazione non florida di molti, troppi, enti locali è dovuta al fatto che i trasferimenti statali sono sempre in diminuzione, causando agli stessi grandi difficoltà per assicurare molti dei servizi pubblici essenziali".

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